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Scritto da Libertates
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Venerdì 07 Luglio 2006 12:39 |
E naturalmente, dopo la corsa alla protesta corporativa, cominceranno le marce indietro. Ma quello che conta, qui, è l'effetto-annuncio: il governo liberalizza, guarda com'è moderno e liberale, non importa se poi la vera manovra che dovrebbe comportare tagli vigorosi non c'è e se la spesa corrente continuerà allegramente a correre.
Questo ci induce a rivalutare l'operato del governo Berlusconi? Certo che no: perché in questo caso l'immobilismo populistico e corporativo, per nulla liberale, è stato totale. Ma che strano paese sarà mai l'Italia, in cui le riforme liberistiche vengono adottate da un ministro post comunista di un governo sostenuto dalla sinistra neo comunista e movimentista? E in cui un passo in aventi nella direzione di una riforma di stile liberistico trova accoglienza favorevole a destra solo da parte di uno dei pochissimi liberali ancora in circolazione: l'ex ministro Martino? Insomma, meglio qualcosa che niente: anche se limitate e di scarsa portata, forse anche un po' punitive nei confronti di certe categorie, queste liberalizzazioni sono comunque un passo in avanti.
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Se l'attuale governo voleva indurre i comuni, arbitri della regolamentazione, ad aumentare l'offerta di taxi bastava che stabilisse che l'antitrust può intervenire quando ci siano situazioni di eccessiva restrizione. Se questo era il vero problema, il governo avrebbe dovuto chiedere, preventivamente, ai comuni, tramite l'Anci, una informazione circa il numero di taxi per abitante nei vari comuni, il volume di utilizzo taxi nei vari comuni, per numero di utenze, chilometri, spesa, oltre a una informazione sulle tariffe per accertare i casi bisognosi di correzione.
Insomma attenti al lupo: il vizio ideologico della massificazione, della proletarizzazione, della lotta alla piccola proprietà. Di cui Romano Prodi è l'alfiere. E lo dimostra coi progetti di tassazione dei piccoli risparmi, la tassazione dei privati proprietari di immobili storici e artistici,